Adiro 100: a cosa serve e perché non dovrebbe essere considerato una protezione universale
Diciamolo chiaramente. Adiro 100 è uno di quei farmaci che molte persone associano subito alla «protezione del cuore».
Cos'è Adiro 100 e a cosa serve davvero
Adiro 100 contiene 100 mg di acido acetilsalicilico in compresse gastroresistenti. Nella sua scheda tecnica ufficiale, l'AEMPS (Agenzia spagnola del farmaco) lo indica come farmaco indicato negli adulti per la prevenzione secondaria dopo un primo evento ischemico coronarico o cerebrovascolare, come infarto, angina pectoris, angioplastica coronarica, ictus non emorragico o dopo intervento di bypass coronarico.
In parole semplici: non si usa perché «protegga il cuore in astratto», ma perché in determinati pazienti aiuta a ridurre la formazione di coaguli che potrebbero ostruire nuovamente un'arteria.
Perché si è diffusa l'idea che «protegga»
La confusione non nasce dal nulla. Per anni l'immagine della «aspirinetta» o «aspirina a basso dosaggio» è stata associata alla prevenzione cardiovascolare.
Il problema sorge quando questa idea viene generalizzata. Il salto da «aiuta alcune persone in un contesto molto specifico» a «prenderla protegge sempre» è proprio quello che bisogna evitare.
Perché non va considerata una protezione universale
Le raccomandazioni attuali non sostengono l'uso routinario dell'aspirina a basso dosaggio per prevenire un primo infarto o un primo ictus nella popolazione generale. La USPSTF segnala che negli adulti tra 40 e 59 anni con un rischio cardiovascolare a 10 anni del 10% o superiore, il beneficio netto nella prevenzione primaria è piccolo e la decisione va individualizzata. Negli adulti dai 60 anni in su, l'assunzione di aspirina in prevenzione primaria non offre un beneficio netto.
Parlare di «protezione universale» è quindi sbagliato per due motivi. Il primo è clinico: non tutti i rischi cardiovascolari si gestiscono allo stesso modo. Il secondo è pratico: quello che può far parte di un trattamento appropriato in chi ha avuto un evento precedente, può non essere ragionevole in chi non lo ha avuto e presenta rischio di sanguinamento.
Prevenzione primaria e secondaria non sono la stessa cosa
In prevenzione secondaria parliamo di persone che hanno già avuto un infarto, un ictus ischemico, un'angioplastica o un evento analogo. In questo caso il ruolo dell'antiaggregante piastrinico all'interno del piano medico può essere ben consolidato.
In prevenzione primaria, invece, si tratta di evitare un primo evento. E qui la decisione cambia molto in base all'età, al rischio cardiovascolare complessivo e al rischio di sanguinamento.
Rischi e precauzioni da non sottovalutare
Il fatto che si tratti di una dose bassa non significa che sia irrilevante. La scheda tecnica di Adiro 100 avverte che la sua azione antiaggregante può favorire sanguinamenti durante e dopo procedure invasive e che il trattamento con acido acetilsalicilico è associato a sanguinamenti, ulcere e perforazioni del tratto gastrointestinale superiore.
Inoltre, le evidenze esaminate dalla stessa USPSTF mostrano che anche a basse dosi l'uso dell'aspirina è associato a un maggior numero di sanguinamenti gastrointestinali gravi e di emorragie intracraniche.
Cosa considerare prima di iniziarlo o sospenderlo
La prima domanda utile non è: «mi farebbe bene?», quanto: perché mi è stato prescritto, o perché sto pensando di prenderlo?
Se Le è già stato prescritto Adiro 100 dopo un infarto, un ictus, un'angioplastica o uno stent, il messaggio è di non sminuirlo né sospenderlo di propria iniziativa. Se invece parliamo di qualcuno senza precedenti cardiovascolari che pensa di iniziarlo «a scopo preventivo», è opportuno valutare prima il quadro complessivo.
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